Adelita Husni-Bey

The Reading / La Seduta, 2017

Con Gus Moran, Nia Nottage, Farhan Islam, Nudrat Mahajabin, Katya Dokurova, Charlotte Lewis, Sandra Wazaz, Shao Lei, Amir Akram, Amanata Williams e  Tina Zavitsanos

Il lavoro di Adelita Husni-Bey affronta questioni complesse come quelle di razza, genere e classe, spesso traendo ispirazione da teorie educative anarchiche e pratiche d’ insegnamento innovative. I suoi progetti si fondano su processi creativi collettivi come giochi di ruolo, laboratori e lavori di gruppo, ai quali in passato hanno preso parte studenti, atleti, giuristi e attivisti.Il compito di un artista, per Husni-Bey, è quello di
creare situazioni ed esperimenti dove i diversi soggetti coinvolti, e di
conseguenza gli spettatori,
possano comprendere a fondo la propria connessione con i rapporti di potere economici e sociali dell’ età contemporanea.

Il lavoro per il Padiglione Italia si intitola The Reading / La Seduta ed è stato sviluppato attraverso un laboratorio collettivo organizzato a Mannahatta (territorio Lenape, oggi Manhattan, New York) con un gruppo di ragazzi selezionati grazie a un’ open call tra i dipartimenti didattici dei molti musei cittadini. Il workshop si è tenuto nel febbraio 2017 con una serie di incontri, discussioni ed esercizi performativi sperimentali. Lavorando con l’ artista e altri relatori, i ragazzi hanno riflettuto su ciò che li vincola all’ ambiente e allo sfruttamento della terra, sollevando così una serie di interrogativi complessi legati alle nozioni di estrazione, minaccia, tecnologia, sfruttamento, valore e vulnerabilità. Queste tematiche appaiono nel film sotto forma di tarocchi disegnati dall’ artista stessa durante le recenti proteste della tribù di nativi americani Lakota contro la costruzione di un oleodotto nella riserva indigena di Standing Rock.

Nel video i giovani partecipanti sono seduti attorno a un tavolo e, a partire dalla lettura dei tarocchi, discutono del proprio legame spirituale, coloniale e tecnologico con la terra e con il mondo. L’ utilizzo dei tarocchi è per l’ artista una metodologia sia magica sia pedagogica: i ragazzi – che nel film vedono le carte per la prima volta – contrappongono un approccio efficientista e capitalista, che considera la terra come fonte di profitto da sfruttare, a una sua visione come materia contigua agli esseri umani, da proteggere e salvaguardare. Alla discussione intorno al tavolo sono intervallate scene in cui i ragazzi eseguono una serie di esercizi basati sui metodi del Teatro degli Oppressi, adottati durante il laboratorio iniziale e ispirati ai temi del workshop. Accanto alla videoproiezione, una serie di sculture composte da mani di silicone illuminate sembra suggerire l’ avvento di un futuro prostetico e virtuale che riecheggia la nostra personale implicazione nel consumo delle risorse e nelle nuove forme di colonizzazione.

Biografia

Milano, 1985. Vive e lavora a New York.

Il suo film After the Finish Line. stato recentemente acquisito dal Whitney Museum di New York. Nel 2016 è stata una delle vincitrici dei grant della Graham Foundation e sta attualmente collaborando con la Serpentine Gallery di Londra al progetto Dependence, Independence, Isolation.

Tra le sue mostre personali più recenti «A Wave in the Well», Sursock Museum, Beirut, 2016; «The Classroom», a cura di Paola Nicolin, Milano, 2016; «Movement Break», kadist, San Francisco, 2015; «Playing Truant», Gasworks, Londra, 2012. Ha partecipato a mostre collettive quali «The Eighth Climate», 11th Gwangju Biennale, 2016; «Ennesima», a cura di Vincenzo de Bellis, Triennale di Milano, 2015; «Really Useful Knowledge», Museo Reina Sofía, Madrid, 2014; «Utopia for Sale?», a cura di Hou Hanru, MAXXI, Roma, 2014.

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